HO SUBITO UN DANNO PER NEGLIGENZA MEDICA MA DICONO CHE AVEVO CAUSE PREESISTENTI: COME FINIRÀ?
L’avvocato Simone Labonia ci spiega la complessità del caso.
La presenza di una patologia preesistente non esclude la responsabilità della struttura sanitaria quando un errore medico contribuisce a provocare o aggravare il danno alla salute. È questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione, che chiarisce i criteri da utilizzare per riconoscere il risarcimento al paziente.
Se il danno si inserisce in un quadro clinico già complesso, la difficoltà di stabilire con precisione il contributo di ciascuna causa ha creato non pochi dubbi nei giudizi di merito.
La Suprema Corte ha stabilito che se la condotta sanitaria illecita ha concorso a determinare l’evento dannoso, la responsabilità non può essere esclusa soltanto perché sono intervenuti anche fattori naturali preesistenti.
Occorre, però, individuare le conseguenze dannose effettivamente riconducibili alla condotta sanitaria, secondo l’articolo 1223 del codice civile. La struttura, pertanto, non è automaticamente tenuta a risarcire qualsiasi conseguenza della patologia originaria, ma deve rispondere del danno imputabile all’errore medico.
Particolarmente importante è il criterio di liquidazione del cosiddetto “danno biologico differenziale”. Quando non sia scientificamente possibile quantificare con esattezza il contributo delle diverse concause, il giudice può ricorrere a una valutazione equitativa, considerando le circostanze concrete e la menomazione già esistente.
In buona sostanza la giurisprudenza conferma che una salute già compromessa non priva il paziente della tutela risarcitoria. Occorre tuttavia dimostrare il nesso causale tra la condotta sanitaria e il danno





